Comunemente denominata la Svizzera delle Marche per il suo clima salubre e per le sue temperature miti, il Comune di Frontone è posto ad un’altitudine di 450 m s.l.m. e conta circa 1360 abitanti (frontonesi).
Situato nel bacino sorgentifero del torrente Cinisco, il Comune di Frontone è un estremo lembo della provincia di Pesaro e Urbino e racchiude nel suo territorio gran parte di quel "gibbo che si chiama Catria" (cfr: Dante, Paradiso, canto XXI):

 

 « Tra ' due liti d'Italia surgon sassi,
e non molto distanti a la tua patria,
tanto che ' troni assai suonan più bassi,
e fanno un gibbo che si chiama Catria,
di sotto al quale è consecrato un ermo,
che suole esser disposto a sola latria. »


Il clima rispecchia le particolari varietà geografiche del territorio: le fresche vallate, le verdi colline e le vette dei Monti Catria (m. 1702) e Acuto (m. 1668), entrambi percorsi da agevoli sentieri che invitano a passeggiate ed escursioni.

Il Monte Catria è una montagna alta 1702 m s.l.m. nei comuni di Cagli, Cantiano, Frontone e Serra Sant'Abbondio, in provincia di Pesaro e Urbino e nel comune di Scheggia e Pascelupo, in provincia di Perugia.
Il Gruppo del Monte Catria comprende inoltre altre cime minori: il Monte Acuto (mt. 1668), il Monte Corno (1412 m), il Monte Tenetra (1240 m), il Monte Alto (1321 m) e il Monte Morcia (1223 m). L'altimetria segna dunque le quote più elevate di questa parte centrale dell'Appennino Umbro-Marchigiano; le vette del Catria e dell'Acuto sono peraltro le più alte nel tratto appenninico compreso tra la catena dei Monti Sibillini a sud e l'alto Appennino modenese con il Corno alle Scale (1945 m), a nord.
Fa parte delle comunità montane del Catria e Nerone.
La sua mole è stata considerata sacra fin dall'antichità. Venerata dagli antichi Umbri, la sua vetta era probabilmente ritenuta sacra e venerata anche dai Galli Senoni; nel 1901 infatti, durante scavi di sistemazione nei pressi della vetta, vi fu ritrovato un bronzetto votivo di fattura gallico-romana. Alle sue falde, a circa un miglio dalla Mutatio ad Ensem (l'attuale Scheggia), c'era un famoso tempio degli umbri, poi venerato anche dai romani, dedicato a Giove Appennino. Il Catria nel Medioevo ha fatto da confine tra l'Esarcato di Ravenna (territorio di Luceoli, vicino all'odierna Cantiano) e l'estremo nord del ducato di Spoleto.
Dante Alighieri nella Divina Commedia al canto XXI del Paradiso, ha reso celebre la montagna ricordando l'eremo di Fonte Avellana, fondato alle sue pendici nel X secolo, dove sono vissuti 76 tra santi e beati e dal quale sono usciti ben 54 vescovi. Nel periodo di massimo splendore (sec.XII), la comunità monastica era formata da circa 35 monaci. Il poeta vi è forse stato esule-ospite per qualche tempo.

Il Catria si può dunque a buon titolo chiamare "La Santa Montagna". Infatti ai suoi piedi oltre l'eremo di Fonte Avellana, c'erano le abbazie di Santa Maria Assunta di Frontone, S. Angelo di Paravento, di Sant'Angelo di Chiaserna, di Santa Maria di Sitria, l'Abbazia di Sant'Emiliano in Congiuntoli, l'Eremo di Luceoli e, poco lontano, alle falde del monte Cucco, l'Eremo di San Girolamo di Pascelupo; i predetti eremi e cenobi seguivano tutti la Regola di San Benedetto ed erano nell'area di diretta influenza avellanita. Dal 22 agosto 1901 la vetta del monte Catria è sormontata da un'enorme croce eretta per volere di Papa Leone XIII e consacrata a Gesù Redentore, a ricordo del Giubileo del 1900, col concorso di tutte le Diocesi di Marche ed Umbria.

Dal Catria nascono i fiumi Cesano, Artino, Bevano e Cinisco.
Data l'imponenza, il grande massiccio è percorribile per tortuosi sentieri o strade asfaltate fin sulla cima, da dove si domina l'Italia centrale e la costa adriatica in un vastissimo panorama.

Il Catria è stato definito da alcuni studiosi e ricercatori un "atlante geologico" per i numerosi affioramenti di diversi tipi di rocce e di diverse epoche geologiche, che testimoniano l'intero arco temporale di formazione dell'Appennino centrale ed hanno permesso di perfezionare le conoscenze sugli avvenimenti che diedero origine al bacino del mediterraneo. Nelle parti alte del massiccio affiorano per sovrascorrimento gli strati più antici (il Calcare Massiccio del Lias inferiore di circa 200 milioni di anni, alcune parti di grigio ammonitico, il Calcare selcifero detto corniola, il Rosso Ammonitico e Calcari ad Aptici) tutti depositatisi in ambiente marino dalla fine del Periodo Triassico alla fine del Periodo Giurassico (Era mesozoica o Secondaria) e poi in ordine di tempo i più giovani (Calcare rupestre o Maiolica del Giurassico Superiore e Cretacico Inferiore, le Marne a Fucoidi, la Scaglia Rossa e Bianca, depositi di un periodo che va dal Cretacico dell'Era Secondaria all'Eocene dell'Era Terziaria o Cenozoica).
Si trovano piante e boschi di abete, faggio, acero montano, acero riccio, leccio, ginepro, carpino bianco e carpino nero, sorbo montano, orniello, roverella, nocciolo, olmo montano, tasso e tante altre specie. Da ricordare per la loro rarità tra gli arbusti l'onicino, la rosa spinosissima, la dafne olivella, la ginestra stellata, il cotognastro minore, l'uva spina, il crespino e l'efedra. Le zone pedemontane sono ricche di querce, noci, ciliegi, meli e castagni.
All'interno delle faggete, fresche ed umide, prosperano come arbusti il bel sigillo di Salomone (il più raro sigillo di Salomone verticillato), l'erba gialla, e, ai margini dell'area boscata, il ribes alpino, e il ranno alpino.
Qua e là spuntano anche agrifoglio, rovi e piantine di fragole e more; tra i fiori, il bucaneve, le primule, le orchidee, i mughetti, i narcisi, i crocus, le genziane, le potentille, i myosotis alpini e le viole di Eugenia; di grande interesse e valore sono anche le specie vegetali che crescono negli ambienti rocciosi, nei macereti e nei prati sassosi del Gruppo del Catria per le quali sono state distinte ben 11 aree floristiche protette della Regione Marche.
Si possono vedere al pascolo in molti esemplari: muli, cavalli della autoctona razza del Catria, mucche della razza marchigiana, pecore, capre; volteggiano nei cieli diverse coppie di aquile reali, i falchi, gli sparvieri e gli astori, numerosi gheppi; nei boschi i gufi reali, gli allocchi, i barbagianni e le poiane; fino alle zone pedemontane è inoltre presente il picchio nero e il picchio rosso, minore e maggiore. Tra i volatili, sono accertati anche i rari coturnice appenninica e fringuello alpino. Una rarità è anche la presenza dello "scazzone" (Cottus gobio), piccolo pesce che necessita di acque purissime - protetto addirittura dalla Comunità Europea poiché rappresenta un relitto glaciale - il quale popola con i gamberi di fiume ed i granchi le acque dei torrenti del massiccio montuoso. Nei freddi torrenti inoltre, fra gli anfibi, sono accertati la rara salamandrina dagli occhiali, il geotritone e la rarissima salamandra pezzata; verso valle, quando i letti dei torrenti si allargano, si aggiunge la presenza delle trote. Inoltre, nelle estese aree boschive e nelle secolari faggete ad alto fusto, è numerosa la presenza di volpi, scoiattoli, faine, tassi, gatti selvatici, donnole e martore; diffusi anche, ormai in forma stanziale, diversi branchi di cinghiali, mufloni, caprioli e daini.


Un cenno a parte merita il daino, in quanto non è originario della fauna italiana; la sua presenza è dovuta interamente ad introduzioni. In particolare, i numerosi daini presenti sul Catria sono sicuramente il risultato dell'uscita degli animali dai recinti di allevamento della zona del vicino monte Strega, esistenti da oltre mezzo secolo, e di vari ripopolamenti con provenienza degli animali forse jugoslava.


Infine è ormai consolidata la presenza del re dell'Appennino: il lupo. Questi, solitario o in branco, si spinge sempre più spesso fino ai primi paesi pedemontani della zona.
 

Tratto da: Wikipedia - l'enciclopedia libera.

 

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